Orti di Pace in Sicilia. Progettualità educativa e sviluppo del territorio

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TitoloOrti di Pace in Sicilia. Progettualità educativa e sviluppo del territorio
Tipo di pubblicazioneMagazine Article
Anno di pubblicazione2010
Autore/iPillera G
MagazineIl Vomere
Numero5158
Paginatura10
Data pubblicazione11/2010
Parole chiaveagricoltura sociale, educazione, orticoltura
Testo completo

Si è tenuto il 28 ottobre scorso, presso l'I.C.S. “D'Annunzio – Don Milani” di Catania , il 1° raduno regionale del coordinamento di insegnanti, educatori, operatori sociali e ricercatori impegnati nel progetto Orti di Pace in Sicilia, la rete che punta a promuovere pratiche di coltura di orti, giardini e arboreti in contesti di istruzione, educazione e riabilitazione. La Cattedra di Modelli di progettazione pedagogica e politiche educative della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Catania si è fatta sin dall'inizio promotrice dell'iniziativa siciliana, che prende le mosse dagli studi della Prof.ssa Maria Tomarchio e dei suoi collaboratori sulla figura di Michele Crimi (1875-1963), maestro, direttore e poi ispettore scolastico, pedagogista e infaticabile educatore siciliano, che operò a Marsala e Trapani con speciale intensità tra il 1911 e il 1927.

Come egli aveva già capito e messo in atto, la scuola all'aria aperta (e specialmente l’attività di coltivazione di campi, orti, giardini) non solo libera il fanciullo dalla rigidità e dalla costrizione fisica di quella che Crimi definiva “scuola-caserma”, ma soprattutto fornisce un contesto laboratoriale per una didattica delle discipline ancorata alla circolarità osservazione diretta – azione sperimentale. Non forma gli allievi ad un lavoro ma attraverso il lavoro conduce ad una molteplicità di esiti educativo-didattici: dalla sperimentazione sul campo delle scienze fisiche, chimiche e matematiche alla conoscenza delle peculiarità di un territorio, dall'acquisizione di atteggiamenti solidali e cooperativi al rispetto dei tempi dell'attesa, dallo sviluppo delle capacità previsionali alla sperimentazione di un senso della cura e della presa in carico.

Come dimostrano le prime pionieristiche esperienze di Michele Crimi e di molti altri silenziosi educatori e maestri, cui è ancora da riconoscere credito, gli Orti di Pace hanno mutuato in Sicilia un'eredità storica di pratiche educative sperimentate sul contesto regionale, ma il nome lo devono al biologo marino ed educatore veneto David Levi Morenos (1863-1933). Fra le sue numerose attività filantropiche (di cui vale la pena ricordare almeno l'impegno speso per istruire e organizzare i pescatori lagunari e l'iniziativa delle navi-asilo per soccorrere gli orfani dei marinai), vi fu, a partire dal 1919, l'istituzione delle Colonie dei Giovani Lavoratori. All'indomani della I Guerra mondiale, abbandonati i cosiddetti “orti di guerra”, queste esperienze di colonia-scuola per l'assistenza e l'istruzione professionale dei bambini bisognosi, degli orfani di guerra e in particolare dei contadini erano presenti con tre istituti convitto: “Paterna Domus” a Città di Castello (PG), “Ospedalone di S. Francesco” a Perugia, “Orti di pace” a Roma, presso Villa Doria Panphili.

Seppur non in riferimento alle esperienze appena tratteggiate, proprio il simbolismo orti di guerra / orti di pace è stato recentemente ripreso dall'Ecoistituto per le tecnologie appropriate di Cesena, che da oltre dieci anni lavora sui temi dell'educazione ambientale, della valorizzazione del territorio e dello sviluppo sostenibile. In un contesto globalizzato, in cui un anacronistico “cordone sanitario” continua ad isolare un noi da un loro, in cui guerre vere, tenute ben lontane dalle nostre città, ci vengono narrate come missioni di “peace-keeping”, si fa sentire forte l'esigenza di riscoprire come coltivare veri semi di pace, soggettività, contesti e strumenti dialogici per rifondare, a livello planetario, le basi di un nuovo modello di convivenza per il terzo millennio. Quale luogo è generoso, inter-attivo, evocativo e al tempo stesso naturale, intelligibile, semplice e comune più di nostra madre terra? Così, nel 2009, l'Ecoistituto di Cesena dà vita ad una rete nazionale di Orti di Pace (ww.ortidipace.org), il cui manifesto così recita: Chiunque, nel rispetto dell'ambiente, coltivi la terra lavora anche per la pace. Anche quando i conflitti mettono a repentaglio la sopravvivenza, e li chiamano per questo orti di guerra, sono sempre e comunque orti di pace”. La rete nazionale opera per intrecciare esperienze e scambiare informazioni, dapprima tra i promotori degli orti scolastici, “aule all'aperto dove apprendere un modo di stare al mondo per cui, anziché semplici consumatori, diventiamo creatori di vita”, poi allargandosi anche ad orti terapeutici, sensoriali, carcerari, monastici e sociali, “scoprendo al contempo nell'orto un luogo ideale dove intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l'ambiente e la comunità, coltivando intanto la pace interiore.

La storia degli “Orti di pace in Sicilia” prende avvio nel 2009, col proposito di sostenere, incentivare, coordinare e supportare con una formazione continua questo tipo di esperienze già attivate sul nostro contesto regionale, dove una terra generosa (storicamente l'elemento fondante del nostro sistema economico-sociale), da un lato è stata a lungo sinonimo della “roba” e quindi di un familismo che tiene in scarsa considerazione i beni ed il bene comune, dall'altro è stata teatro e oggetto del contendere nelle lotte contadine contro il latifondo e i suoi assetti feudali. Negli ultimi cinquanta anni, poi, vaste aree della Sicilia, sottoposte ad intensa urbanizzazione, quando non a scempio edilizio e cementificazione abusiva, sono state violentate, con i risultati che le cronache dei disastri idrogeologici ci raccontano di frequente.

In questo quadro intervengono esperienze come quella raccontata al 1° raduno regionale di giorno 28 ottobre 2010 da Pina Ancona, psicologa e socia fondatrice di “Lavoro e non solo”, cooperativa sociale per il reinserimento lavorativo di disabili mentali, che opera come azienda agricola biologica su terreni confiscati alla mafia, tra Corleone e Canicattì. Come quella presentata dal gruppo di ricerca ARDIS (coordinato dal dott. Filippo Gravagno presso il Dip.to di Architettura e Urbanistica dell'Università di Catania), portata avanti nel contesto dell'ampio movimento di cittadini e associazioni a salvaguardia della Valle del Simeto (progetto Vivisimeto); o ancora come A Fera Bio, iniziativa catanese di commercializzazione di prodotti biologici “a chilometro zero”.

In un tempo in cui i cicli di produzione-consumo, partendo dalla circolarità di una società contadina, si sono sempre più “ovalizzati” nella produzione alimentare industrializzata, in contesti urbani ove la fruizione del verde e l'interazione con le specie animali, anche domestiche, diventa un'occasione sempre più rara, la proposta degli Orti di Pace in Sicilia è stata accolta con entusiasmo anche da vari istituti scolastici, che hanno attivato, in alcuni casi con il supporto di associazioni aderenti alla rete regionale, percorsi didattici ad hoc, alcuni dei quali sono stati raccontati giorno 28 ottobre scorso a Catania: gli “Orti in Festa” dell'I.C.S. “Verga” di Fiumefreddo di Sicilia, gli “Orti in Condotta”, promossi da Slow Food in diverse scuole di Caltanissetta, gli “Orti di Pace” della Scuola media annessa all'Istituto d'Arte di Giarre, il progetto “L'albero... storia, leggende, poesia, sapori e colori” del II C.d. di Giarre.

Molto spesso, come in quest'ultimo caso, i temi dell'educazione ambientale vengono affrontati attraverso attività creative ed espressive. Svariati esempi di questo tipo di percorsi sono stati realizzati e presentati nel corso del raduno catanese da Nadia Sammito (studentessa di Scienze della Formazione, autrice della tesi “Disegnare orti di pace”) e Milena Viani (APS Piccola Casa della Creatività), operatrice in vari gruppi scolastici con il progetto “Orto e Arte”.

Il progetto Orti di Pace in Sicilia, inoltre, ha visto sin dall'inizio la partecipazione del Dipartimento di Salute Mentale dell'A.S.P. 6 di Palermo, i cui utenti ormai da anni, in collaborazione con l'Associazione Cactus & Co. e la Caritas Diocesana, conducono un'esperienza in ambito orticolo e vivaistico, sfociata poi nella costituzione di una cooperativa sociale (produzione e commercializzazione di piante grasse) per l'inserimento lavorativo di pazienti dei servizi di salute mentale della città. In un'ottica di intervento terapeutico e riabilitativo volto alla disabilità mentale ha da subito aderito al progetto anche il C.E.S.A.R.D. (Centro Studi, Assistenza, Recupero Disabili) di Mascali (CT), che gestisce un villaggio residenziale e semi-residenziale dove è attivo un laboratorio di floricoltura e orticultura ergoterapiche, dotato anche di alcune ampie serre, di cui una specializzata nella coltura idroponica e quindi utile all'attività con pazienti dalla mobilità ridotta. Sia l'esperienza di ergoterapia catanese che quella palermitana sono state oggetto di relazione in questo primo raduno regionale degli Orti di Pace in Sicilia.

Il giardino, l'arboreto, il bosco, ma soprattutto l'orto, specialmente quando coltivati con metodi organici (e non con una chimica che scatena una vera e propria guerra biologica al vivente), rappresentano una grande metafora del rapporto di rispetto ed equilibrata cooperazione che può e deve intercorrere tra l'umanità e il resto del vivente. Una relazione, mai apparsa così fragile e precaria, che non può più essere basata su una concezione della natura come elemento antitetico alla cultura, essendo i fenomeni che queste due idee rappresentano oggi più che mai profondamente interrelati e interdipendenti.

Ecco perché la rete degli Orti di Pace in Sicilia, rafforzandosi nel confronto e nella preziosa condivisione di esperienze del suo 1° raduno regionale, si conferma nel proposito di diffondere le pratiche di coltura della terra tra le giovani generazioni e dentro i contesti intenzionalmente educativi (le scuole, le carceri, i centri di recupero e reinserimento). Ma anche fuori, incontrando la sensibilità di cittadini, la preziosa collaborazione degli anziani, depositari di saperi millenari che rischiano di andare perduti, di associazioni della società civile ed enti comunali, come quello di Sant'Alfio (CT) o come, ad esempio, sta avvenendo per uno dei più recenti progetti sorti dalla rete: il Comitato Civico Salute-Ambiente Onlus, insieme I Circolo Didattico "Don A. La Mela", all'Istituto d'Istruzione Secondaria Statale "Pietro Branchina" e a due dipartimenti dell'Università di Catania (Dip.to di Processi Formativi e Dipartimento di Architettura e Urbanistica.), ha stipulato una convenzione con il Comune di Adrano (CT) per l'adozione e la gestione di un piccolo parco pubblico abbandonato e ridotto a discarica, che, in parte già recuperato spontaneamente dal Comitato Civico, verrà piantumato e trasformato in orto sociale, luogo di incontro e scambio intergenerazionale, aula all'aperto, spazio al contempo colturale e culturale.

Come dimostra il caso appena tratteggiato e come sottolineato in chiusura dell'incontro dal prof. Alfio Foti, coordinatore regionale dell'Associazione Un'Altra Storia, l'attivazione di questo tipo di percorsi presenta una serie di risvolti in direzione di una partecipazione realmente attiva alla vita della comunità, di una promozione dei territori realizzata a partire dalle soggettività che li compongono, di una “presa in carico” e di una cura dei beni comuni e dei luoghi pubblici, di una riappropriazione della nostra storia e memoria che non può essere ulteriormente rinviata, pena il dissolvimento definitivo della nostra identità regionale.