Laboratori di partecipazione

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TitoloLaboratori di partecipazione
Tipo di pubblicazioneMagazine Article
Anno di pubblicazione2011
Autore/iPillera G, Rosano I
MagazineUn'Altra Storia. Mensile di informazione, politica, cultura ed economia
Volume5
CollanaAPS Un'Altra Storia
Frequencymensile
Paginatura6-9
Data pubblicazione11/2011
Parole chiaveassociazionismo, democrazia, partecipazione
Testo completo

Per il secondo anno consecutivo Un'AltraStoria sceglie come luogo deputato alla formazione dei suoi soci un luogo speciale, nel cuore del Parco dei Nebrodi, all'ombra delle rocche del Castro, sorge una rupe affacciata verso l'abitato di Longi. In cima alla rupe, sulle rovine del castello di Milé, tra il XIII e il XVI secolo fu costruita una masseria fortificata che tutt'oggi domina l'alta valle del Fitalia. Il complesso è stato acquisito e poco a poco, anno dopo anno, ristrutturato con la pazienza, il sacrificio e la caparbietà di un gruppo di famiglie riunite nella cooperativa Naturamica, che anche quest'anno ci ha ospitato coccolandoci con la genuinità dei sapori e dell'accoglienza che solo la gente di montagna sa offrire. Il luogo in cui ricerchiamo, progettiamo, sogniamo un'altra Sicilia possibile è un luogo dove il progetto di un'altra Sicilia già esiste in atto.

Svoltosi quest'anno dal 22 al 24 luglio, l'incontro di formazione regionale – che ha visto protagonisti cittadine e cittadini provenienti da tutte le provincie siciliane – è ormai divenuto un appuntamento irrinunciabile per l'associazione: un piccolo arco di tempo ma sospeso, lontano da tutto, in una condizione che libera spazio mentale per accogliere ed incontrare, per ritrovarsi insieme a consolidare il progetto associativo, a rafforzare le relazioni, ad approfondire il confronto e la condivisione di esperienze, ad avviare riflessioni su una prassi politica nuova, che oltrepassi il mero meccanismo della delega, del voto, della partitocrazia. In linea con la mission di promuovere non solo un costante e diffuso controllo democratico su gli atti di governo (informando, sensibilizzando e se il caso denunciando) ma anche una serie di politiche mirate a favorire ed ampliare la partecipazione dal basso, negli incontri di formazione di Un'AltraStoria spesso si prende spunto dalle esperienze di buone prassi sviluppate in altri contesti, provando a rielaborarle, adattarle e sperimentarle in relazione al territorio siciliano. E' così che queste giornate di formazione divengono veri e propri laboratori regionali per una democrazia territoriale fondata sulla partecipazione e l'inclusione, progettazione funzionale all'azione dei “cantieri”, il cui compito è poi quello di costruire, nel concreto dei municipi e dei territori, l'edificio democratico partecipativo.

Già l'anno scorso, il 25 e 26 giugno 2010, la due giorni presso la Masseria di Forte Milé, è stata un'esperienza formativa importante, prima di tutto da un punto di vista relazionale, perché il contesto e il lavoro per piccoli gruppi ha approfondito la conoscenza reciproca e l'identità associativa. In quell'occasione l'incontro, intitolato “Individuo-gruppo-comunità”, era incentrato sulla ricerca di una metodologia condivisa dai nostri gruppi locali impegnati impegnati in strategie di empowerment di comunità. Già allora si pose tra gli obiettivi quello di acquisire elementi operativi per l’agire associativo attraverso la testimonianza di esperienze di democrazia partecipativa e la simulazione di itinerari partecipativi. Ma il livello rimaneva necessariamente più teorico, anche perché i casi analizzati si fondavano essenzialmente sull'iniziativa di alcune amministrazioni comunali “illuminate”, consapevolmente diretta a suscitare partecipazione. Dunque, non solo processi per varie ragioni spesso e volentieri impraticabili alle nostre latitudini (giacché non trovano nelle giunte e consigli comunali delle nostre città un adeguato numero di protagonisti e sostenitori), ma anche azioni il cui rischio è spesso quello di non superare il mero livello consultivo, così come per altro già previsto dal nostro ordinamento (L. 241/1990 sulla partecipazione al processo amministrativo e D.lgs. 267/2000, Testo Unico Enti Locali).

Incontri formativi su tecniche strutturate di partecipazione dal basso e animazione di comunità erano allora stati richiesti dai cantieri territoriali dell'associazione in più occasioni, per dotarsi di strumenti utili a stimolare e coinvolgere i cittadini su temi di interesse pubblico o generale; in particolare strumenti atti a facilitare la discussione, l'analisi critica e dialettica finalizzate ad attivare la capacità di decidere e intraprendere iniziative collettive. Quest'anno l'incontro di Longi si è dunque più nettamente orientato verso l'acquisizione di tecniche spendibili concretamente sui territori, partendo non dalle istituzioni e non necessariamente da gruppi organizzati ma dai “cittadini sfusi”. In particolare si è avuto modo di conoscere e sperimentare tecniche di partecipazione quali l'Open Space Technology (OST), a cura di Lorenza Soldani (Sociolab Firenze) e il Word Cafè a cura di Valter Canafoglia (Ufficio Partecipazione del comune di Modena).

L'OST è una metodologia che permette, all’interno di qualsiasi tipo di organizzazione di creare gruppi di lavoro particolarmente ispirati e produttivi, in quanto il clima piacevole e informale rappresenta un forte stimolo per la generazione di idee. Si basa sull'auto-organizzazione, giacché non prevede la presenza di relatori e programmi definiti: i partecipanti sono gli effettivi protagonisti, i quali liberamente effettuano proposte e discutono su un tema di loro interesse. Ciò che caratterizza la tecnica, oltre alla sua grande scalabilità (si possono gestire gruppi da 5 a 1.000 persone), è la capacità di incrementare progettazione ed azione, responsabilità e partecipazione, in maniera semplice e lineare, partendo semplicemente dalla definizione di un obiettivo della discussione e lasciando traccia (multimediale) del processo e dei suoi esiti. Nell'ambito dell'esperienza di OST vissuta a Longi sono nate spontaneamente delle proposte di discussione intorno alle modalità di coinvolgimento dei cittadini e in particolare dei giovani, al fine di rendere i soggetti consapevoli del ruolo che svolgono all’interno della società/comunità; sulla necessità di indagare e aggregare i bisogni nei territori, costruendo reti di relazioni con i soggetti sociali, politici, istituzionali e culturali.

Anche l'esperienza del Word Cafè è stata stimolante per lo sviluppo di un dialogo collaborativo, la condivisione di idee e proposte. La tecnica si basa su incontri tematici che si svolgono in spazi accoglienti e rilassanti, dove piccoli gruppi di persone conversano in maniera informale intorno a tavoli, come se fossero appunto in un bar. Il Word Cafè si basa appunto sull'idea che quando le persone stanno a proprio agio, pensano e si confrontano in maniera più creativa. L'oggetto delle conversazioni è legato a domande chiare e strutturate, cui si tenta per iscritto una risposta collettiva ad ognuno dei tavoli per un tempo definito, allo scadere del quale i partecipanti ai tavoli si rimescolano per osservare ed integrare il precedente lavoro. La tecnica, dunque, favorisce apertura e decentramento cognitivo, migliora la cooperazione nella ricerca di soluzioni efficaci, stimola il contributo attivo di tutti i partecipanti nellʼesplorazione e nella scoperta di nuove idee.

Il percorso formativo, come si è visto, è stato articolato sulla base di una metodologia laboratoriale, calata in una vera e propria comunità di pratica nella quale ogni volta confluiscono e si mescolano, integrandosi e arricchendosi, le esperienze svolte da ciascuno sui territori. Attraverso la simulazione tutti hanno avuto modo di sperimentare direttamente le tecniche oggetto della formazione e di confrontarle con i tentativi di partecipazione avviati sul proprio territorio. Infine, il clima in cui l'associazione, i formatori, i nostri ospiti hanno collaborato, è realmente poco descrivibile con le parole, riguarda essenzialmente l'aspetto esperienziale dell'iniziativa ma alcune cose essenziali si possono dire. Momenti di forte riflessione e condivisione hanno caratterizzato la tre giorni, in cui ognuno partendo da sé stesso è riuscito a restituire il proprio vissuto al gruppo, nell'ottica di intessere un percorso comune di partecipazione e impegno per il bene comune, un percorso teso alla costante ricerca di autenticità e all'insegna della gratuità. In questo quadro è emerso chiaramente uno dei compiti principali non solo di Un'AltraStoria, ma – a nostro parere – di tutto l'associazionismo di promozione sociale, il quale, se vuole promuovere la cultura della legalità e dell’essere, dei valori civici, umani e sociali, deve necessariamente puntare alla mediazione e al recupero del rapporto di fiducia tra pubblico e privato, tra individuo e comunità, tra politica e cittadino.